Non molto tempo fa, gli abitanti delle Dolomiti credevano che le loro montagne fossero abitate da figure mistiche, spiriti, cavalieri, eroi, streghe e orchi. Ci sono stati tempi dove gli abitanti della Ladinia non osavano esplorare l'alta quota per paura e per rispetto degli spiriti che le abitavano. Possiamo dire che queste credenze sono state alimentate dallo splendore delle montagne dolomitiche e della natura circostante, che hanno stimolato la fantasia della popolazione locale. Di questa fantasia abbiamo traccia nelle numerose leggende radicate e nei numerosi racconti popolari che sono stati trasmessi fino ai nostri giorni grazie ad una prolungata oralità.
Un tempo, nelle famiglie ladine, le occasioni per raccontare storie e racconti erano molte, specialmente durante i periodi invernali dove le famiglie trascorrevano molto tempo in casa, nelle stües (stube) per svolgere lavori quali filare la lana, ricamare i vestiti festivi, riparare atrezzi contadini e molto altro. È in queste occasioni che venivano tramandati da padre in figlio i tantissimi racconti popolari. Questi narravano di figure positive quali i salvàns e le ganes (uomini della selva), le anguane (donne d'acqua), i nani e altre figure mistiche che interagivano, seppur con aria distaccata, con la popolazione della Ladinia. Come in tutti i racconti che si rispettano anche quelli ladini hanno le loro figure malefiche come streghe, stregoni, draghi e orchi. Gli abitanti delle nostre valli hanno utilizzato queste figure per raccontare vicende prive di un solco netto tra mistero e realtà. Coperte da un velo leggendario i racconti delle Dolomiti non permettono di distinguere "storia" e "leggenda", ma costituiscono un veicolo per tornare indietro nel tempo, per scoprire il delicato rapporto vitale tra l'uomo e la sua terra, per comprendere l'identità dei ladini e per dare una spiegazione immaginaria ai fenomeni e alle presenze naturali nelle Dolomiti. Ancora oggi molte località ladine portano nomi tratte dalle leggende ladine e sono molte le formazioni naturali che richiamano misteriosamente le vicende dei tempi antichi.
Una delle più note leggende delle Dolomiti spiega la nascita delle Dolomiti e il loro particolare colore pallido. Essa narra di un regno antico, le cui montagne erano nere come il resto delle Alpi. Un giorno il principe del regno sposò la figlia della luna. La fanciulla di rara bellezza e dall’animo gentile rischiava di morire di nostalgia per la sua terra natale. Allora il principe decise di stringere un patto con i salvans, la saggia popolazione primogenia protettrice di tutti i segreti della natura. Avrebbe garantito loro rifugio per sempre nelle alture e nei boschi delle Dolomiti se loro in cambio avessero rivestito le montagne con un vestito lunare. E così avenne. In un’unica notti i salvans filarono i raggi della luna, tessero una fitta rete di luce e fili d’argento, e rivestirono l’intero paese del tenue pallore della luna. L’antico regno è ormai da tempo scomparso, conclude la leggenda, ma fino ad oggi nei boschi e sulle praterie d’altura si sente la misteriosa presenza dei salvans e le cime risplendono nel bianco chiarore della luna. La gente li chiama i Monti Pallidi.




